giovedì 2 maggio 2013

NOTTE DI HALLOWEEN di Giuliana Acanfora


«Trick or treat / smell my feet / give me something / good to eat!»
Ellen aprì la porta e si trovò davanti un gruppo di bambini tra i sette e i dodici anni, con un trucco da zombie assai realistico. Un po' in disparte li aspettava un adulto con una lunga tunica nera e una falce in mano. Nel buio della sera si intravedeva appena, sotto al cappuccio, la maschera a forma di teschio che gli copriva il volto.
La Morte che accompagna i bambini morti: un'idea originale. Un po' macabra forse, ma d'altra parte era Halloween.
Dalla cesta che aveva preparato per l'occasione Ellen prese alcune caramelle, un pacchetto di chewingum e dei dolcetti e li depose nel sacco che le tendeva la zombie in prima fila. La bambina non la ricambiò nemmeno con un sorriso.
Calata nella parte, pensò divertita.
Non la conosceva ma le sembrava di averla già vista. Metà del viso era truccata così bene da farle venire il dubbio che la piccola fosse veramente ustionata. Tutti i bambini erano truccati ad arte: volti grigi solcati da cicatrici, lacerazioni, segni di bruciature e sangue sparso ovunque.
La Morte si avvicinò muovendo la falce e i componenti del gruppo si girarono per avviarsi altrove.
Coglione! pensò Ellen.
L'attrezzo aveva un lungo manico in legno segnato dal tempo e la lama in acciaio opaco: si vedeva chiaramente che non era stato comprato all'emporio di Campbell, tra gli articoli per Halloween, ma proveniva dal fienile di qualche fattoria della zona.
Almeno non lo agitasse vicino ai bambini!
Poi le si strinse il cuore: alla piccola con il sacco mancavano i capelli su tutta la parte sinistra della testa, mentre a destra scendevano lunghi e castani fino alle spalle.
Chiuse la porta e ritornò in soggiorno, in attesa del gruppo successivo. Non riusciva a dimenticare l'immagine di quella bambina, poi le affiorò alla mente un ricordo. Accese il computer, si collegò alla Rete e lanciò una ricerca. Ed ecco, tra i primi risultati, la notizia che cercava. Cliccò sul link e le apparve la foto della dodicenne Sarah Miller. Il viso era sorridente e pulito, ma si trattava senza dubbio della bambina a cui aveva dato i dolci. L'incidente d'auto era accaduto l'anno prima, proprio nella notte di Halloween e la piccola era rimasta incastrata dentro l'abitacolo che aveva preso fuoco. Quando i vigili del fuoco erano riusciti a estrarla riportava ustioni sull'ottanta per cento del corpo. Inutile la corsa all'ospedale, Sarah non aveva ripreso conoscenza ed era morta nella notte.
Un brivido scese lungo la spina dorsale di Ellen.
Sarah era morta nella notte.
Era morta.
Sotto all'articolo c'erano un paio di link a notizie simili, Ellen cliccò sul primo. Riguardava Tommy White, di sette anni, ucciso la notte di Halloween di quattro anni prima da un pazzo armato di coltello, che aveva infierito colpendolo al petto e alla gola. La foto mostrava un ragazzino biondo con gli occhi azzurri e la maglietta dei Boston Red Sox. Ed Ellen rivide il biondino dietro a... Sarah?... con la maglietta dei Red Sox lacerata e sporca di sangue (finto?) e altro sangue che scendeva da un taglio alla gola. Tornò alla pagina precedente, cliccò sul secondo link. Un altro bambino morto la notte di Halloween, colpito alla testa dalla mannaia del padre, macellaio, che in un raptus aveva ucciso prima la moglie, poi il figlio e infine s'era tolto la vita. L'articolo non era corredato da fotografie ma Ellen non faticò a collegarlo allo zombie più alto del gruppo, con gli occhi cerchiati, la faccia ricoperta di sangue e la mannaia piantata al centro della testa.
L'orrore la invase.
Cercò di appigliarsi alla razionalità: la spiegazione doveva trovarsi nella testa malata dell'adulto con la falce. L'uomo doveva aver raccolto gli articoli sui bambini morti nella notte di Halloween e truccato quelli del gruppo in modo che gli somigliassero. Una bravata di pessimo gusto.
Uscì di casa sulle tracce di quel disgraziato, per affrontarlo e dirgliene quattro.
Dopo aver girato a vuoto per un paio di isolati vide in lontananza il gruppo davanti a una porta. Mentre si avvicinava si accorse della presenza di un bambino in più, che assomigliava a suo figlio.
«Donnie!» urlò.
Il ragazzino si voltò: era proprio suo figlio. Che diamine ci faceva con loro? L'aveva lasciato dai Carson a mascherarsi e il padre dell'amico doveva accompagnarli in giro.
Il ragazzino aveva il volto tumefatto e il sangue gli colava da un orecchio. S'era mascherato da zombie anche lui?
Prima che lei riuscisse ad avvicinarsi la Morte agitò la falce e il gruppo si mosse compatto.
«Donnie!» gridò Ellen. « Dove vai? Fermati!»
Ma il figlio continuò a seguire gli altri come se niente fosse.
In quel momento le squillò il cellulare.
«Pronto, Ellen? Sono Michael Carson, la chiamo dall'ospedale... C'è stato un incidente...»
(Per gentile concessione dell’Autrice)

3 commenti:

  1. Bellissimo! Agghiacciante... e mette davvero paura. Grazie, Giuliana, per avermi spaventato in modo così abile.
    Strutturato benissimo con la rivelazione finale che viene raggiunta in modo progressivo. Il racconto è anche interessante perchè gioca sull'ambiguità: è uno scherzo ben orchestrato, oppure si tratta di uno straripamento del soprannaturale?

    Giuseppe Novellino

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  2. Bel racconto, avvincente... terribilmente horror.

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  3. Buon racconto, non originalissimo forse, ma strutturato alla perfezione e supportato da una scrittura eccellente nella sua semplicità.

    Sauro Nieddu

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