venerdì 13 dicembre 2013

I RIFUGI di Claudio Biondino



Mi sveglio con la mente vuota. Per un momento, sono solo cosciente della mia esistenza e mi invade una strana sensazione di calma e sazietà.
Poco a poco i ricordi tornano, laceranti. Cerco di mettere ordine nel caos che portano con sé. L’incidente della nave, il deserto e la sete, le tempeste di sabbia e la fame, la ricerca del rifugio e la solitudine. Riesco a mettermi in piedi, mentre prende forma il mondo attorno a me: la cupola traslucida e il cielo rossiccio, i pannelli senzienti della IA, l'esuberanza vegetale del giardino idroponico. Capisco che sono riuscito ad arrivare in uno dei rifugi, ma non ricordo di averlo fatto. Devo aver bevuto e mangiato a sazietà, disperato per i giorni di privazione, ma non ricordo nemmeno questo. In ogni caso, non ha più importanza. So che la IA del rifugio si prenderà cura di me.
Il suono stridulo e intermittente dell’allarme di prossimità mi sveglia completamente. Quando arrivo all’ingresso del rifugio, l’intruso è già riuscito a entrare. Con sollievo, vedo che si tratta di uno dei membri della spedizione. Si toglie il casco della tuta pressurizzata e riconosco il soldato Sánchez. Sebbene sia chiaramente sfinito, anche lui mi riconosce e si mette sull’attenti davanti al suo superiore. Gli ordino di informarmi sui progressi della missione. Fa fatica a stare in piedi, ma è un professionista e deve compiere il suo dovere; i frutti del giardino idroponico saranno il suo premio, ma questo dovrà aspettare.
A quanto pare, dice Sánchez, le comunicazioni si sono interrotte durante l’incidente che ha distrutto la nave mentre entrava in orbita. La sua capsula di evacuazione è discesa senza problemi, ma un istante dopo tutti i sistemi erano morti. L’unica funzione intelligente che ha continuato a essere operativa nel suo equipaggiamento è stata l’indicazione della strada verso il rifugio più vicino.
La stessa cosa che è successa a me, penso. Gli ordino di seguirmi. La IA del rifugio ci permetterà di rintracciare gli altri sopravvissuti. Arrivati ai pannelli senzienti, inserisco i miei codici di comando. Il silenzio della IA mi sconcerta. Verifico i codici, e vedo che coincidono con quelli installati dai costruttori robotici da decenni. Le IA erano programmate per aspettare il nostro arrivo, ma quella di questo rifugio non sta rispondendo ai miei ordini. La frustrazione mi fa perdere il controllo, e colpisco con furia il pannello senziente. Inaspettatamente, il contatto con il pannello produce una rivoluzione dentro di me: euforia e agonia unite come mai avrei potuto immaginare. Una fitta di dolore indescrivibile percorre il mio corpo e mi sento spaccare in mille pezzi. Il dolore è tanto acuto che si trasforma in piacere, e bramo di ritorcermi ancora sui pannelli, diventare una cosa sola con loro.
A dispetto di tutto, non so come, riesco a recuperare la compostezza. Questo non dovrebbe succedere, penso. Un ufficiale non deve perdere il controllo davanti ai suoi subordinati. Forse per questo Sánchez si è allontanato da me, prima lentamente, e dopo correndo a nascondersi tra la vegetazione del giardino. Ma no, non è possibile, la sua reazione è esagerata… oppure no? Dal contatto della mia mano sul pannello, il mondo che mi circonda continua a cambiare. I colori del rifugio mi sembrano diversi. All’improvviso, il cambiamento si fa più drastico e le prospettive diventano multiple. Dal punto in cui mi trovo, posso vedere Sánchez rannicchiato e tremante. Percepisco le sue lacrime salate, e anche l'odore acido dell'urina che scorre lungo la sua divisa. Un altro cambio di prospettiva, e mi lascio guidare dall’impulso di spostarmi più in alto, con entrambi i tagma che sfiorano la cupola, fino a trovarmi posizionato sopra Sánchez. Dondolo il mio prosoma nella sua direzione. Lo avvolgo nella mia tela e il veleno dei miei cheliceri congela il suo grido in un gesto che non posso decifrare; i tratti umani stanno perdendo significato per me. Sono spinto solo dal desiderio di consumare i suoi organi interni, che i miei enzimi hanno già iniziato a dissolvere.
Dopo alcune ore, cestino la pelle rinsecchita di Sánchez in una zona lontana del giardino idroponico. Anche se non mi ricordo di essermi già alimentato, non mi sorprende trovare altre pelli depositate lì. All’improvviso, percepisco una vibrazione conosciuta. È il richiamo della IA , che mi ricompensa con sussurri gradevoli. Mi avvicino a lei e il piacere aumenta a tal punto da diventare ipnotico, soporifero...
Mi sveglio con la mente vuota. Per un momento, sono solo cosciente della mia esistenza e mi invade una strana sensazione di calma e sazietà.

(Traduzione dallo spagnolo di Giuliana Acanfora)

5 commenti:

  1. Altro bel racconto, quello di Claudio Biondino: molto suggestivo, interessante.

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  2. La creatura che risucchia gli organi interni degli umani, come se fossero la polpa di un'ostrica. Interessante racconto di fantascienza che gioca sull'uso del punto di vista... di un protagonista che si rivela, a poco a poco, un'autentica sorpresa. Mi è piaciuta anche la struttura ciclica della narrazione.

    Giuseppe Novellino

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  3. Un racconto che prende.
    Interessante quella che sembra essere una metamorfosi da umano a mostro.

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  4. Claudio Biondino13 dicembre 2013 20:04

    Muchas gracias por los comentarios! :-)

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  5. Peccato che mi sfugga un po' la vera essenza del simpatico protagonista; si tratta di un umano cambiato? Di un entità che si impadronisce anche dei ricordi? Non mi riesce bene di inquadrare la situazione di base. Nonostante questo il racconto è avvincente. Il modo in cui l'autore rende noto al lettore il cambiamento di prospettiva, poi, assolutamente originale. Complimenti.

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