lunedì 3 agosto 2015

MOI, EN AOÛT di Peppe Murro (con in corsivo un’aggiunta irriverente di Paolo Secondini)



Io, protofotografo, astrologo, pseudomatematico, incisore di sogni, architetto,
lettore d’equinozi, filosofo minore, manovale di labirinti, elementatore di parole,
io col mio specchio –ritratto – a frantumi e la mia insonnia, le sbornie mancate e gli amici smarriti,
io che scrivo che parlo che urlo il grido inumano e selvaggio del silenzio in un mondo che non sa più ascoltare,
io che mi specchio di spalle per non vedermi svanire,
io che colgo stupidamente la rosa dalla parte delle spine,
io che mi celebro e mi ammiro e talvolta recito la mia pietà per il pubblico che dentro  mi ascolta senza applauso,
io che riesco a sorridere di fronte alle maschere che danzano per strada,
io che allegri si muore
io che fingo aspre profondità incatenate al niente,
io che finisco e la cosa mi pare troppo lenta,
io che batto alla tastiera le mie aspre confusioni,
io che rido di me, perché si dovrebbe usare un po’ più di cinismo, o avere grandi ali                          
io che leggo di come Merlino uccise Sigfrido con una freccia nel calcagno e di come Andromeda avvelenò Perseo per vendicare Medusa l’innocente
e forse  mi confondo e son davvero ubriaco e la tristezza mi fa girare a rovescio ogni pensiero…
e la notte è ancora alta e la W di Cassiopea ancora non stride coi suoi bagliori d’acciaio fra cielo e montagne
e questa valle è troppo stretta
e la mia gente ha perso i nomi ed io sono proprio un esiliato malato di nostalgia e disamore…    
io che mi lamento, che striscio –strido- che mi accoro,
io che il niente passa, io che mi confesso il vuoto, io che non ho più sogni e garbatamente muoio                
io che il primo pensiero al mattino e l’ultimo alla sera portano sempre lo stesso nome con più estese malinconie e minore dolcezza
io che sto al centro del mondo o dell’abisso e non c’è più nessuno
io che sogno e talvolta ho solo incubi
io che sradico miele dai miei occhi
io che sorrido che amo che mi tradisco ogni giorno coi miei pensieri d’assassino,
io… con la mia maschera ridicola di clown
io che il giorno e la notte è sempre neve…
così vicina, così lontana…
e questi assurdi rottami d’agosto…

     Parbleu, mon ami!
     Tu in agosto sei tutto questo, fai tutto questo, ti capita tutto questo?...
     Per Giove! (E anche perbacco!)
    Ti consiglierei come evitare questo mese per te pieno di insidie, di stranezze, di  nostalgie, di lacrime non versate, di assurdi mutamenti atmosferici, di sorrisi e innamoramenti pericolosi, di lamenti inconsolati, di gridi assordanti eppur silenziosi (mentre per gli altri è un piacevole mese di ferie, di vacanze: e da un pezzo è così... sin dai tempi del buon Augusto), ma non so cosa fare, che cosa suggerirti.
    E allora?
    Ti dico soltanto: fatti coraggio!
    Se chiudi un attimo gli occhi… siamo già a settembre.

2 commenti:

  1. Ciao, Peppe. Con simpatia.
    A ogni modo, bellissima poesia, la tua!

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  2. Sorprendenti pensieri di un sopravvissuto al caldo estivo

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