mercoledì 31 luglio 2013

TOMBE di Sergio Bissoli

                
Una volta al mese, per ordine di una vecchia zia, vado a pulire la tomba di famiglia nel piccolo cimitero di Roveredo.
È una giornata di settembre mentre percorro la stradina di campagna che porta al cimitero. Due vecchi intabarrati procedono lentamente. I gatti si scaldano al sole ormai basso. Lungo i fossi oscillano grandi fiori gialli.
Arrivato sulla tomba butto via i fiori secchi, cambio l’acqua e con uno strofinaccio incomincio a pulire le lastre di marmo.
Un tizio con la penna in mano sta davanti alla tomba vicina. È vestito di scuro e porta grossi occhiali da miope.
Spinto dalla curiosità, prima di andare via gli chiedo:
“ Ha i suoi morti sepolti lì?”
“No, non ho nessuno. Io vengo qui solo per imparare...”
“Imparare che cosa? La brevità della vita?”
“Sì, ma non solo questo. Qui siamo vicini al mistero della morte...”
Fa una pausa prima di continuare:
“Lei non si è mai chiesto dove va a finire la personalità dell’individuo: tutte le sue esperienze, le conoscenze, le emozioni, le sensazioni...”
“Finiscono tutte con la morte del corpo.”
“In natura nulla si distrugge e tutto si trasforma. Il corpo fisico durante la vita si trasforma in corpo psichico. Quando il corpo fisico muore il corpo psichico sopravvive...”
Poi l’uomo si sposta davanti a un’altra tomba e io vado via.
Il mese dopo, in ottobre, percorro la stradina tortuosa del cimitero. Una nebbia grigia ristagna sotto i pioppeti ingialliti.
Il cimitero ispira desolazione. Ci sono vasi rovesciati, fosse allagate da cui proviene l’odore della terra marcita. Davanti al casotto del becchino c’è una vanga interrata e uno scopino per il cesso; alla sinistra un cartello pubblicitario della luce votiva.
L’uomo con gli occhiali sta guardando la foto ovale di una ragazza col viso triste e gli occhi grandi. Mi fermo per salutarlo e lui commenta:
“Guardi questa ragazza. Sembra troppo fragile per affrontare le durezze della vita.”
“È vero. Chissà che storia dolorosa c’è dietro!”
“Nessuno ha mai spiegato il mistero delle morti giovani. Qual è lo scopo di questa breve vita? Qual è la funzione di una vita iniziata e non vissuta?” Una lunga pausa: “Solo la reincarnazione può dare una risposta. Cioè tante vite a disposizione nelle quali evolvere e maturare. Io cerco anche questo nei cimiteri. Cerco il mio corpo precedente, per far riaffiorare i ricordi, o qualche antica emozione...”
È arrivato novembre. Nei campi ci sono cespugli rovesciati dalla brina e fossi ghiacciati. Una macchia di luce cadaverica indugia nel cielo a sud.
Il cimitero sembra ancora più squallido e decrepito. C’è ancora il solito tizio, infreddolito, davanti a una tomba di famiglia.
Quando gli passo vicino gli chiedo:
“Lei segue qualche metodo nella sua ricerca?”
“Seguo l’ispirazione. Sono colpito da un viso, uno sguardo, un vestito.... Intuisco una vita in un volto, tutte le aspirazioni, le speranze irrealizzate...”
“E cosa ha scoperto in questa tomba?”
“Provo a prevedere chi occuperà i loculi ancora vuoti. C’è stata una entrata nel 1958, poi nel 1970 e poi nel 1979. Con intervalli di 12 e 9 anni. Questo è nato nel 1948 ed è morto nel 1979; noti come l’8 diventa 9. Questo è nato nel 1911 ed è morto nel 1958. Riesce a vedere lo schema che sta dietro? Nessuna cosa avviene per caso...”
Arriva dicembre nuvoloso, piovoso e sono costretto a rimandare le mie visite al cimitero.
Durante l’inverno mia zia si ammalò di polmonite e morì in due settimane. I cugini vendettero la sua casa. Io mi sono trasferito in un altro paese dove ho incominciato un nuovo lavoro.
Alcuni anni più tardi, in luglio, ritorno a Roveredo e faccio una visita al vecchio cimitero. È un po’ cambiato durante questo tempo. Il mio strano amico con gli occhiali non c’è. Peccato. Avrei molte domande da fargli adesso.
Anche negli anni successivi ritorno là, senza mai più incontrarlo.

3 commenti:

  1. Come il solito, bel racconto e bella scrittura.

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  2. Molto bello. Devo confessare che i cimiteri mi affascinano parecchio.
    Bravo Sergio.

    Antonio Ognibene

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  3. Il mistero della morte viene qui considerato attraverso un racconto melanconico ma anche ricco di potenzialità speculative. La sopravvivenza dell'anima per alcuni è una certezza o una speranza, per altri un'assurdità. Rimane comunque un mistero profondissimo, davanti al quale l'uomo saggio si inchina... E comunque si offre sempre come spunto per la letteratura fantastica.

    Giuseppe Novellino

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