giovedì 20 agosto 2015

L’INQUISITORE di Fabio Calabrese



Tutto attorno si era fatto buio.
L'uomo non riusciva più a vedere né sentire nulla. Anche i dolori del suo fragile corpo che, per l'età e la malattia erano divenuti i suoi fedeli compagni, erano scomparsi.
Proprio udire nulla, per la verità no, percepiva un rumore tenue e lontano simile a una serie di crepitii continui che non riuscì a identificare.
L'uomo si accorse di essere morto, però continuava a poter pensare; non provò paura, ma una sensazione di esultanza: dunque una vita dopo la morte esisteva, c'era un aldilà. Pur essendo un credente fervido e zelante, non era riuscito del tutto a reprimere un piccolo dubbio che si annidava in un angolo buio della sua mente.
Ora che sapeva di essere passato dall'altra parte, e che esisteva un aldilà, non aveva timore circa il proprio destino ultimo. La sua vita, lo sapeva, era stata immacolata, una continua lotta per affermare la Verità divina. Come inquisitore, aveva lottato strenuamente per la Vera Fede, reprimendo con la massima durezza eresie ed errori. Soprattutto quando era giovane, gli capitava di provare quella ingannevole e tentatrice sensazione di pietà per le sue vittime, aveva avuto l'impulso di interrompere le loro sofferenze, ma questo impulso si era sforzato di reprimerlo con tutte le proprie forze, ben sapendo che solo il dolore e l'espiazione potevano dare a quelle anime perdute una qualche possibilità di salvezza.
Non riusciva a capire in che posizione si trovasse: disteso, seduto o in piedi, non sentiva il suo corpo, ma poi si rese conto che era ovvio, non aveva più un corpo, era uno spirito disincarnato.
Ma cos'era quella specie di scoppiettio ininterrotto che continuava a udire in sottofondo?
Una voce interruppe le sue riflessioni, una voce possente, rimbombante, che incuteva timore, proprio come si era immaginato la voce di Dio.
“Ben venuto nel Mio regno”, diceva, “mi hai servito fedelmente e bene tutti questi anni, hai costantemente contribuito a estendere il Mio dominio, hai perseguitato in maniera implacabile coloro che ritenevi i nemici della Vera Fede. Non hai avuto remore nell'infliggere sofferenze, hai estorto confessioni con la tortura, non hai avuto pietà di fronte alle urla e ai pianti di donne, giovinetti, vecchi. Hai mandato incontro a una fine atroce sul rogo migliaia di uomini e donne innocenti che tu chiamavi streghe ed eretici. Ora stai per ricevere l'eterna ricompensa che ti sei ben meritato”.
Con un sottile brivido di angoscia l'inquisitore si chiese perché nella voce di Dio ci fosse quello strano sottofondo ironico.
Adesso la sua vista cominciava di nuovo a schiarirsi.
Ma fu giusto un istante prima che essa ritornasse appieno, che egli riconobbe cos'era quello strano fruscio di fondo che udiva da quando si era distaccato dalla sua spoglia corporea.
Era un crepitio di fiamme.

2 commenti:

  1. Bel racconto.
    Un saluto cordiale, Fabio.

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  2. I finali alla Roald Dahl sono il mio debole.

    Danilo Concas

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