lunedì 1 dicembre 2014

RE DI BUGIA di Fabio Lastrucci



Queste facce squallide di bambini sono le squallide facce della mia infanzia. Ed io tra di loro, io tra di loro.
Di Cracovia in quegli anni ricordo il freddo, la solitudine, l’attesa di un gioco nuovo che ci facesse veramente divertire.
Doveva essere il ‘54 o il ‘56 credo.
Con le guance arrossate dal gelo, io conversavo in spagnolo e nessuno sembrava badarci.
Nessuno a Cracovia si era mai accorto che non fossi davvero lì, dato che fisicamente mi trovavo a Buenos Aires dove ancora oggi risiedo.
Nei ‘50, là, c’era altro a cui pensare.
Gli alberi erano carichi di neve. Gli amici continuavano a chiamarmi Witold (io invece mi chiamo Jorge) e chiacchieravano con me passeggiando sui ciottoli bianchi.
L’inverno ci dava dentro come un cosacco. Tutti sognavano di avere una macchina e sigarette francesi.
A me bastava solo una finestra e un posto diverso da guardare.
Nei miei sogni avevo ancora gli occhi buoni.

4 commenti:

  1. Suggestivo e interessante il racconto di Fabio.

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  2. Sognare a occhi aperti. Si può.
    Complimenti, Fabio.
    :-)

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  3. Anche nella piccolezza, la saggezza è presente. Ciao

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  4. Ringrazio tutti dei commenti gentili e benevoli :-)

    Fabio

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