martedì 26 maggio 2015

IL PATTO di Fabio Calabrese

L'uomo ebbe un sobbalzo. La luce delle candele che contornavano i vertici del pentacolo si era improvvisamente fatta azzurrina, le fiamme erano diventate rigide come se si fossero trasformate in punte metalliche. Oltre i limiti del pentacolo, nell'angolo più buio della stanza una figura dapprima vaga e indistinta come una chiazza di nebbia, poi man mano sempre più concreta, aveva cominciato a materializzarsi.
L'uomo sperò, sperò con tutte le sue forze che le prescrizioni riportate nell'antico grimorio fossero efficaci, e il pentacolo e i simboli ricamati sulla veste cerimoniale costituissero una protezione sufficiente.
La figura aveva ora un aspetto ben definito: una testa enorme, mostruosa: una faccia animalesca da cui si prolungava una mascella spropositatamente lunga da cui sporgeva una doppia fila di acuminati denti conici, e la si sarebbe detta una sorta di incrocio fra un orso e un coccodrillo, due lunghe braccia scimmiesche che terminavano in mani unghiute con unghie che parevano gli artigli di un uccello da preda, un torace villoso più scimmiesco che umano, e il ventre enorme, enfiato; al confronto le gambe apparivano piccole, contorte, sproporzionate, di dimensioni inferiori all'enorme fallo che si notava fra di esse. Nel complesso, la creatura sembrava la materializzazione di uno degli incubi raffigurati nei quadri di Hieronymus Bosh.
L'uomo sapeva che in realtà la natura di quell'essere era puramente spirituale. Perché mai quando si manifestavano, assumevano un aspetto così ripugnante? Se avesse voluto, quell'essere avrebbe potuto apparirgli come un bel giovane o una graziosa fanciulla, o con qualsiasi aspetto desiderasse assumere. Ma era chiaro, per terrorizzare gli incauti che osavano evocarli, sperando sempre con ciò di indurli in qualche errore fatale!
L’essere parlò con una voce innaturale che faceva gelare il sangue, qualcosa che era in qualche modo simile nello stesso tempo al muggito di un toro e al sibilo di un serpente. Di nuovo, l’uomo pensò che se quella creatura avesse voluto, avrebbe potuto avere la voce melodiosa di un usignolo, ma di nuovo, era scena per terrorizzare.
“Come hai osato disturbarmi, misero, sciocco mortale”, chiese. “Cosa vuoi da me?”
L’uomo si fece forza e rispose fissando i suoi occhi in quelli di brace del demone:
“Voglio fare un patto”.
“Un patto col diavolo?” chiese l’essere mostruoso. “La solita procedura, la realizzazione di un desiderio in cambio della tua anima?”
L’uomo annuì.
Il tono del demone parve diventare quasi amichevole.
“Quando è così”, sibilò, “dopo tanto tempo, ci siamo organizzati”.
Nella sua mano comparve di colpo una pergamena.
“Questo”, disse, “è il contratto standard. Puoi leggerlo e firmarlo, col sangue, naturalmente”.
Fece il gesto di porgere la pergamena all’uomo, ma questi si guardò bene dal protendersi oltre il bordo del pentacolo per afferrarla: era un trucco, il demone non aspettava altro per averlo in suo potere senza dare nulla.
“Passamela”, disse.
Il demone posò la pergamena a terra e fece il gesto di spingerla col piede oltre il pentacolo.
L’uomo rifletté rapido: così un segmento del lato del pentacolo sarebbe stato cancellato e lui si sarebbe trovato senza difese dal demone.
“Non così”, disse, “O me la dai in mano o non se ne fa nulla”.
“Sei scaltro, vedo”, disse l’essere infernale, “Ma non ti illudere, non ti servirà a niente”.
Raccolse la pergamena e la porse all’uomo tenendola arrotolata a cavallo della linea del pentacolo, di cui il rotolo membranaceo eccedeva lo spessore del bordo.
L’uomo l’afferrò stando sempre entro la linea protettiva.
Il testo dell’inusuale documento non era molto lungo, e non usava un linguaggio molto complicato: era una formula che non nascondeva doppi sensi, era molto lineare: la realizzazione di un desiderio in cambio della cessione irrevocabile dell’anima del contraente. Vide che il demone aveva già firmato per la parte che lo riguardava, con uno scarabocchio incomprensibile.
I demoni, lo sapeva, sono ingannatori di natura, ma quando stipulano contratti con gli umano, sono forzati a rispettarli.
Aveva preparato tutto a dovere: si arrotolò la manica sinistra, si fece un’incisione con una lametta sull’avambraccio, vi immerse una penna con pennino di vecchio tipo – le uniche che si potevano usare per un’operazione del genere, non certo le penne a sfera – e con quella firmò usando il proprio sangue come inchiostro.
Fece il gesto di restituire la pergamena al demone.
“Oh”, esclamò quest’ultimo, “la puoi anche tenere!”
Dalle labbra demoniache dell’essere infernale sgorgò una risata oscena, immonda, che sembrava un concentrato di quanto più vi può essere al mondo di turpe e lubrico.
“Ora”, sogghignò la creatura diabolica, “Voglio che tu ti renda conto di cosa hai firmato. Al momento della tua morte, la tua anima entrerà in nostro possesso. Ti aspetta un’eternità di sofferenze e tormenti senza un attimo di requie. In forza di questo documento che tu hai liberamente sottoscritto, non ti è più consentito pentirti, invocare il perdono del Cielo, non ti sarà concesso. E tutto questo per che cosa? In cambio della realizzazione di UN SOLO desiderio. Pensi che ne valga la pena? E’ la cosa più stupida che un uomo possa fare. Ma sono tanti gli sciocchi come te che ci cascano: sono sempre convinti di saperne una più del diavolo. Anche quell’altro sciocco, quel tedesco, quel Goethe, ci ha reso un bel servizio col suo “Faust”, ha instillato in voi mortali la convinzione che il diavolo si possa gabbare, ma questo è impossibile.
Solo se io non potrò o non vorrò esaudire il tuo desiderio, il contratto sarà automaticamente nullo. Ma non ti illudere che questo possa succedere, i miei poteri sono illimitati”.
“Lo so”, rispose l’uomo, “ero consapevole di tutto quel che mi hai detto ben prima di evocarti”.
“E allora”, disse il demone, “sentiamo qual è questo desiderio”.
“E’ semplice”, rispose l’uomo, “voglio essere immortale, vivere per sempre”.

4 commenti:

  1. E' un racconto bello e misterioso. La descrizione della malvagitá in persona é proprio da incubo... I miei complimenti.

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  2. Interessante finale. Mi par di vedere la faccia basita del demone.
    Racconto ben scritto.

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  3. Bel racconto, con un finale fantastico come una vecchia fiaba.

    Danilo Concas

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  4. Ecco, il protagonista di questa storia ne sa proprio una più del diavolo. In un'atmosfera medioevaleggiante, si stipula il solito contratto con il diavolo che però ha un certo sapore moderno. Poi il colpo di scena finale, proprio d'effetto... e anche un tantino filosofico.
    Racconto serrato, pieno di suspence e ben scritto.

    Giuseppe Novellino

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