domenica 8 settembre 2013

IL SERPENTE E LA GIOVANE DONNA di Giuseppe C. Budetta


La visione domina la platea, gremita di gente ammutolita.
Sullo schermo gigante, la proiezione filmica mostra lei in primo piano, angelo decaduto. Giace nuda con affusolate cosce divaricate sulla rena di un deserto ocra. Labbra ardenti e capelli neri crespi di selvaggia dea dalla pelle ambrata.
Un lungo cobra costrittore le si avvicina, strisciando sulla sabbia. Scivola silenzioso sul corpo della donna, avanza sul suo petto, indugia sul turgido seno, ondeggiando il capo con la lunga, nera, biforcuta lingua indagatrice che le lambisce l’ambrata pelle. Lambisce la cada pelle e avanza circospetto. Lei è immobile e non lo teme. Tra i due, una sfida senza sconfitta che supera le barriere di specie ed alimenta le fiamme di Eros. Con la mano, vuole peccare e preme sul pube la parte del serpe che le sta scivolando tra le cosce divaricate. Le dita con lunghe unghia color fuxia, artigli di felina agilità invece di ghermire, accarezzano il rettile. Trasale nel percepire le viscide squame strisciare sul suo sesso ricoperto da nera e folta peluria. E’ amante sottomessa, serva, preda e predatrice. Ha focosi sospiri di foja che il rettile vuole soffocare. I freddi occhi del costrittore la scrutano: dolce cibo impossibile da stritolare, ingoiandone senza masticare. Non è attaccabile una così grossa preda sotto le sue spire distesa.
Seguendo ancestrali istinti vorrebbero entrambi compenetrarsi. Piena di goduria anela che il rettile entri in lei attraverso il suo sesso in mezzo alle cosce, la riempia strisciando tra le viscere ed esca dalla sua bocca appagato. Se potesse, il rettile non esiterebbe ad ingoiarla dalla testa, aspirandosela verso lo stomaco per digerirla ed assorbirla nel suo sangue.
La vastità del deserto assolato è piena di arcani silenzi. La legge di Natura dice:

“E’ lecito ciò che piace.”

Il suo corpo leggiadro giace sotto il costrittore che lo lecca qua e là con bifida lingua. E’ Eva che si concede al fosco, tenebroso amante, complice nello spingere Adamo al peccato. E’ la donna di van Stuck, apparizione inquietante in girandole di tremule ombre, trasparente medusa marina con un boa che striscia e la cinge, fredda corona di morte.
Secondo la teoria di Schroedingher la realtà procede su due binari paralleli. Nel film, la donna ed il boa si troverebbero in due paralleli mondi, ripresi nel momento in cui si sovrappongono. Nell’unico istante ambivalente la donna avrebbe percepito il rettile, il rettile la donna.

3 commenti:

  1. Interessante reinterpretazione del racconto di Eva. Molto efficace dal punto di vista descrittivo, decisamente visionario. Mi ha un po' spiazzato il "cobra costrittore", che non esiste. Esiste, come viene chiamato alla fine, il boa (o il pitone) costrittore. Il cobra fulmina con il suo veleno. Ma forse è voluto.

    Giuseppe Novellino

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  2. Racconto originale, quello di Giuseppe. Scritto bene.

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  3. Il racconto è carino e coinvolgente, anche se l'uso degli aggettivi, soprattutto il metterli sempre prima del sostantivo, mi suonano male.

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