domenica 19 maggio 2013

PERDERSI di Sauro Nieddu



La ragazza, chiaramente una prostituta, stava lì immobile ad aspettare.
Quando Marco le passò di fronte non poté fare a meno di notarla. Marco non era il tipo che andasse abitualmente con le prostitute. Anzi, al contrario, non era mai stato con una donna a pagamento. Neppure lo aveva mai desiderato. Eppure... questa ragazza lo attirò con una forza irresistibile, come il Maelström può attirare una barchetta di carta.
Non dovete pensare che fosse il suo corpo, per quanto eccellentemente proporzionato e adeguatamente esposto, ad attrarlo con tale violenza. Né si potrebbe dire che la calamita fosse celata in qualche particolare nell'atteggiamento di lei. Forse tutto dipese solo dai suoi occhi.
In effetti, la prima cosa che fece voltare Marco verso la ragazza in particolare, fu davvero la perfezione del suo corpo.
Certo, che da lei emanasse una certa aura di innocenza, così diversa dall'arrogante sensualità delle sue colleghe poco distanti, ebbe il suo peso.
Ma fu solo quando si fermò di fronte a lei, quando la guardò negli occhi, che il desiderio di averla prevaricò tutti gli altri sentimenti.
Quegli occhi... occhi imperscrutabili, a cui sarebbe stato difficile attribuire un colore o un umore. In quegli occhi pareva nuotare un'infinità di riflessi, come pagliuzze cangianti che esprimevano ciascuna una differente personalità. Per Marco il sesso a pagamento era quasi un tabù, ma in quel momento il desiderio lo prese con una forza irrefrenabile e avrebbe pagato qualunque prezzo pur di averla. Allo stesso tempo, però, lo colse del tutto impreparato, e non poté far altro che restare immobile di fronte a lei.
A quanto pareva, nonostante l'aura d'innocenza, la ragazza sapeva il suo mestiere.
Rendendosi conto di averlo preso all'amo, semplicemente gli tenne la mano e lo attirò verso l'androne del palazzo. Lui la seguì docilmente attraverso l'entrata.
Mentre salivano la prima rampa di scale, Marco fu colto da un’erezione, inaspettata quanto violenta. Gli occhi non si staccarono per un solo istante da quella figura ancheggiante, quasi temesse, assurdamente, che dopo averlo adescato la ragazza potesse fuggire da lui.
Mentre montavano la seconda rampa, si stupì di se stesso; non avrebbe mai creduto di poter provare quel tipo di desiderio, quello che ti costringe ad andare a fondo alla cosa, vada come vada.
Se ne chiese il motivo.
Durante la terza rampa trovò la soluzione. Erano i suoi occhi; dietro a quegli occhi pareva non esserci una singola personalità, ma centinaia, forse migliaia, forse tutte le personalità. E il suo membro... avrebbe avuto tutto. Si immaginò a sposare quegli occhi, ad averli accanto a ogni risveglio, e gli parve una cosa folle, o meglio, una cosa che lo avrebbe portato alla follia; sarebbe stato troppo.
Ma averla ora... solo una volta certo, ma tutto; gli sarebbe bastato per sempre.
Appena lei richiuse la porta della camera, la gettò sul letto, le strappò di dosso i pochi abiti che indossava. In un attimo fu sopra di lei, poi dentro di lei. E mentre la possedeva con violenza ebbe, non uno, ma mille orgasmi nello stesso istante.
Mentre la possedeva, guardava i suoi occhi, occhi che contenevano una miriade di mondi. Il suo sguardo entrò negli occhi di lei, e sentì di possedere tutti quei mondi, era dentro di lei; in qualunque senso possano essere intese queste parole. L'orgasmo finale lo scosse come uno spasimo di epilessia, ottenebrò la sua mente fino ad annullarlo.
La ragazza uscì sola, chiudendosi alle spalle la porta della stanza vuota. A prima vista nulla era cambiato in lei. Soltanto chi avesse osservato con molta attenzione i suoi occhi, avrebbe potuto notare che una nuova pagliuzza cangiante, un nuovo riflesso tra i molti, splendeva adesso in fondo al suo sguardo.

2 commenti:

  1. Bel racconto. Scritto bene. Finale inimmaginabile.

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  2. Notevole questa gnacchera killer! Pieno di suspense, si legge in un fiato. E il lettore maschio facilmente si può identificare nel protagonista. Buona mi sembra la delineazione psicologica, mentre la narrazione porta a un finale che è lasciato all'immaginazione e all'interpretazione del lettore... secondo alcune buone regole del fantastico.

    Giuseppe Novellino

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